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Il 26 ottobre 2024, il Ristorante Aprea ha ospitato un evento esclusivo sotto il marchio Irene Bastante Experience, un incontro che ha saputo unire l'alta cucina, la passione per il buon cibo e un'armonia che ha reso ogni piatto e ogni calice un'opera d'arte da gustare. Un percorso di scoperte dove ogni portata si è trasformata in un piccolo viaggio nel gusto, nel pensiero e, perché no, nell'emozione. Situato al piano superiore della Fondazione Luigi Rovati, il ristorante Aprea è un luogo dove eleganza e maestria si intrecciano in un’esperienza sensoriale unica. Con due stelle Michelin che testimoniano il suo valore, la cucina di Aprea riesce a creare un buon equilibrio tra tradizione e innovazione, puntando a un'armonia che lascia spazio alla sorpresa e alla scoperta. In questo ambiente raffinato, ogni piatto racconta una storia, e ogni dettaglio è pensato per offrire un’esperienza che stimola tutti i sensi, regalando a chi vi partecipa emozioni autentiche e memorabili.



Si è cominciato con un amouse-bouche che ha subito conquistato tutti: una pallina di Spritz che scoppiettava in bocca come i ricordi più spensierati della nostra infanzia. L’intero tavolo, sorridendo, ha esclamato all'unisono: "Senti: ‘titititi’!", facendo richiamo a quei piccoli piaceri che quando vengono evocati, fanno star bene. Ed è stato solo l'inizio di un percorso che avrebbe sorpreso, affascinato e, perché no, anche fatto riflettere.

Il primo piatto è stato il pomodoro e mozzarella, che è stato un inizio davvero stratosferico. Non delicato, ma con una forza di sapori che ti travolge, esaltando la freschezza dei pomodori e la cremosità della mozzarella. Ma la vera magia era data dallo strato di zucchero caramellizzato, che creava un contrasto sorprendente. Un piatto che ha saputo raccontare la tradizione con un tocco di innovazione, suscitando curiosità in chiunque lo assaporasse.

Poi è stata la volta della seppia alla diavola, un piatto che ha portato un po' di audacia. La piccantezza, dosata con maestria, ha colpito il palato, ma il piatto ha suscitato opinioni contrastanti: alcuni lo hanno apprezzato per la sua capacità di spingersi oltre, mentre altri avrebbero preferito qualcosa di più semplice. In ogni caso, non si può dire che non avesse carattere.

Il piatto della quaglia, servita con salsa tonnata, carote e mirtilli, è stato uno dei momenti più eleganti del pranzo. Il piatto era ben bilanciato, con l’acidità che donava freschezza, mentre il contrasto tra i sapori era perfettamente calibrato. Un piatto che ha fatto innamorare chi apprezza la raffinatezza nella preparazione e l’armonia nei contrasti.

Arriviamo quindi al Risotto, Ri-sotto-Marino, che ha incantato molti commensali con la sua consistenza e la profondità dei sapori. Ogni cucchiaiata sembrava un tuffo nel mare, con note che variavano ad ogni assaggio, creando un'esperienza sensoriale strutturata.

Poi, il mezzo pacchero "Selezione Gentile" in estrazione di soffritto napoletano è stato un piatto che ha saputo affascinare, portando in tavola la tipica cucina partenopea in una veste che ha rispettato la tradizione pur con un tocco contemporaneo. Il soffritto napoletano, estratto sapientemente, ha regalato un'esperienza ricca di gusto e sapori avvolgenti, perfettamente accompagnato dal Cerasuolo d’Abruzzo.

Il rombo alla mugnaia è stato un piatto di pesce che ha fatto parlare di sé, con la salsa spumosa che ha esaltato il sapore delicato del rombo. La cottura perfetta del pesce è stata apprezzata, e la salsa spumosa, seppur interessante, è stata protagonista al palato.

Il gran finale è arrivato con il dolce al limone, un'ode alla Costiera Amalfitana che ha regalato freschezza e delicatezza, quasi come un bacio d’autunno che si fonde con la dolcezza primaverile. Il limone, in tutta la sua acidità, è stato un perfetto finale per un percorso ricco di emozioni.

Poi, una conclusione più rotonda, il dolce all’albicocca ha avuto un ottimo equilibrio di acidità, ma non ha suscitato la stessa euforia del limone. Tuttavia, la piccola pasticceria, con i suoi dolcetti da piccole delizie, ha chiuso l’esperienza con un sorriso soddisfatto.

Il vino scelto per accompagnare questa esperienza è stato altrettanto interessante, seppur non privo di alcuni spunti di discussione. Il Petite Arvine 2022 è stato considerato uno dei protagonisti indiscussi per la sua mineralità e la sua eleganza. Invece, il Mareneve 2021 è stato percepito da alcuni come un po' più timido, con quel "rosso che non c’ha creduto abbastanza" – una citazione che non ha tardato a circolare tra le risate dei partecipanti.

Questa giornata è stata una testimonianza di come la cucina possa essere un'esperienza che stimola tutti i sensi. Come ha detto il nostro protagonista: Chef Andrea Aprea, "Non si possono contaminare dei piatti che sono già stati contaminati", un'affermazione che ha riassunto perfettamente la filosofia dell’esperienza a noi riservata. Ogni piatto racconta una sua storia, con le sue radici, il suo carattere, e la sua capacità di sorprenderti, anche se non tutte le combinazioni sono perfette.



Il segreto, come sempre, è quello di "conservare, non fermentare", per non perdere l'essenza pura e semplice della materia prima. La cucina di Aprea è un invito a riflettere, gustare e, soprattutto, vivere un’esperienza che va oltre il semplice mangiare. E se, alla fine, qualcuno ha pensato che ci fosse qualcosa che poteva essere migliorato, beh, l’importante è che tutti, in un modo o nell’altro, siano riusciti a vivere un momento che ci ha insegnato a cercare la bellezza nel dettaglio, nel contrasto, nel sapore e, soprattutto, nella passione che si nasconde dietro ogni piatto.



A cura di: Jessica, Nicolò, Valentina, Irene, Silvia, Francesca e Lisa

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